MI PRESENTO
Mi chiamo Giuseppe Martorana, sono psicologo e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico relazionale. Mi sono laureato in psicologia nel 2006 presso l'Università degli Studi di Palermo, abilitato all'esercizio della professione ed iscritto all'albo nel 2008. Attualmente sono iscritto all'albo degli psicologi della Regione Liguria col n.2752.
Le mie origini sono siciliane, ma la mia attività clinica si sviluppa da anni nella provincia della Spezia.
Parte del mio lavoro consiste nell'accompagnare adolescenti, adulti e famiglie in momenti di difficoltà, aiutandoli ad affrontare crisi, disagi emotivi o relazionali, e a trovare significato nelle esperienze che fanno parte del loro mondo interiore.
Credo fermamente che ogni sintomo sia un messaggio da comprendere, e che ogni persona meriti uno spazio dedicato in cui poter esplorare e comprendere la propria interiorità.
Il mio percorso formativo e professionale
Il mio percorso in Psicologia è iniziato a Palermo, città in cui sono nato ed ho vissuto fino al 2010, allora il percorso era quinquiennale sebbene prevedesse un biennio generale ed un triennio specialistico, il mio indirizzo era clinico e di comunità. Durante la formazione universitaria, ho avuto l’opportunità di fare diverse esperienze, in particolare ho preso parte ad un progetto di Pet Therapy presso l’Ospedale pediatrico G. Di Cristina di Palermo, un’esperienza che ha arricchito profondamente la mia visione della relazione d’aiuto e del valore terapeutico della presenza, anche attraverso la mediazione animale.
Mi sono laureato nel 2006 discutendo una tesi sperimentale sull'allora emergente fenomeno autolesivo in adolescenza, il titolo era "The Self Injurious Behaviour. Indagine esplorativa attraverso internet". Durante questo progetto di ricerca ho ideato e sviluppato il portale di informazione e ricerca sulle condotte autolesive che poi diverrà il progetto SIBRIC.it Dopo la laurea ho svolto i due semestri di tirocinio presso il dipartimento di psicologia con la dott.ssa Maria Stella Epifanio, collaborando con la cattedra di Psicologia della Salute e Psicosomatica, e poi presso il centro di consulenza e tutoraggio (COT) dell'Università degli Studi di Palermo. Nel frattempo ho frequentato e conseguito un Master in Valutazione Psicologica organizzato presso lo stesso Ateneo. In questo contesto ho approfondito l’utilizzo di strumenti come il Rorschach, la WAIS e il MMPI, acquisendo competenze specifiche nell’ambito clinico e peritale.
Mi sono formato come psicoterapeuta presso la SIPRe – Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione, nella sede di Parma. Questo percorso mi ha permesso di sviluppare una solida preparazione, arricchita dall’approfondimento di un approccio che mette al centro la relazione come luogo fondamentale di cambiamento e trasformazione.
Ad oggi sono socio SIPRe ed AGIPPSa e referente per l'Area Adolescenza del centro SIPRe di Parma, un ambito che considero centrale nella mia pratica professionale. Lavorare con adolescenti e giovani adulti è particolarmente significativo per me, poiché credo che questo periodo della vita sia decisivo per intercettare il cambiamento mentre si sta formando. È un momento in cui diventa fondamentale offrire uno spazio in cui i ragazzi possano pensarsi, raccontarsi e, quando necessario, ripartire con maggiore consapevolezza di sé.
A chi mi rivolgo
Nel mio lavoro a La Spezia (e talvolta anche online) accolgo persone in cerca di un supporto psicologico, in particolare:
Adolescenti e giovani adulti, che vivono difficoltà emotive, relazionali o di identità;
Adulti, che affrontano momenti di crisi o di transizione nella loro vita;
Genitori, che desiderano orientamento nelle relazioni con i propri figli;
Persone che vivono sintomi come ansia, attacchi di panico, pensieri intrusivi, fobie, disturbi dell’umore, o che abbiano una sofferenza relazionale o vivano difficoltà a causa di un disturbo di personalità.
Come lavoro
Ogni percorso terapeutico è unico, proprio come unica è la storia di ciascuna persona. Il mio approccio si basa sull’ascolto empatico e rispettoso, creando uno spazio sicuro in cui le parole possano fluire liberamente. La psicoterapia è per me un tempo di riflessione profonda, dove ciò che spesso resta non detto o confuso trova una voce, e il sintomo diventa un racconto che può essere compreso e trasformato.
L’obiettivo del mio lavoro è aiutare ogni persona a ritrovare il proprio senso, a dare un significato nuovo alle proprie esperienze e a sentirsi più in armonia con se stessa. Se vuoi approfondire i servizi offerti clicca qui.
Dove ricevo
Poliambulatorio Spezia Salute, sito in via Carducci n.10 - La Spezia (SP)
Studio Integrato di Psicoterapia, EMDR e Psicopedagogia, sito in Piazza Verdi n.19 - La Spezia (SP)
On line (da concordare)
Se senti il bisogno di essere ascoltato o desideri intraprendere un percorso di cambiamento personale o familiare, contattami per un primo colloquio conoscitivo. Sarà un piacere ascoltarti e accompagnarti nel tuo cammino.
📞 Contattami per fissare un incontro.
Offro uno spazio protetto dove poter riflettere su di sé, sulle proprie emozioni e difficoltà. La mia missione è sostenere il processo di consapevolezza e trasformazione che può emergere dall’incontro tra paziente e terapeuta.
Come psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico, mi dedico ad aiutare le persone a comprendere i significati profondi della propria sofferenza, favorendo un processo di cambiamento che passi attraverso la parola, l’ascolto e la relazione. Lavoro con adulti e giovani adulti che stanno attraversando momenti di crisi, difficoltà relazionali, stati di ansia o disagio esistenziale.
Setting Terapeutico
I colloqui si svolgono in studio a La Spezia oppure online (previo accordo). Ogni seduta ha la durata di 45 minuti circa e si tiene con frequenza stabilita insieme, in base alle esigenze cliniche e alla disponibilità reciproca.

"Non sei ciò che ti è accaduto, sei ciò che scegli di diventare."
Il mio modello teorico di riferimento
Il mio quadro teorico di riferimento è quello psicoanalitico relazionale. Il modello relazionale è risultato di una laboriosa elaborazione che ha portato a relativizzare il Modello pulsionale freudiano, incentrato sull’intrapsichico, e il Modello del deficit, troppo spostato sull’ambiente/madre, trasformando la psicoanalisi da psicologia mono-personale in psicologia bi-personale o relazionale (Wolstein, 1959; Epstein e Feiner, 1979; S. Mitchell, 1988). La Psicoanalisi della Relazione dà particolare rilievo alla persona nella sua totalità e soprattutto nel pieno rispetto di ciò che essa è, senza categorie che la incasellino in una dimensione di normalità o patologia. L'idea di fondo è che ogni essere umano, in qualsiasi momento del proprio processo di vita, adotti le proprie soluzioni, senza dubbio le migliori che ha trovato, per poter andare avanti. Queste, a volte, possono comportare compromessi molto costosi, che portano la persona a stare male. L'ipotesi dunque è che la sofferenza si origini e abbia a che fare con le relazioni che il soggetto intrattiene. Tale sofferenza dunque riguarda noi e le nostre relazioni. Origini storiche Il modello relazionale vede in Ferenczi il suo primo precursore. Ferenczi negli anni 20 aveva espresso dei dubbi sulla tecnica psicoanalitica, in particolare nei confronti della neutralità dell’analista. Riteneva che si dovesse, invece, dare molta più importanza all’esperienza del paziente. Per sottolineare quanto l’analisi dovesse focalizzarsi sui dettagli concreti e non sulla teoria formale, sostenne il valore dell'”esperienziale” e dell'”affettivo”.Insieme a Rank sostenne che l’analista dovesse interpretare tutto il materiale del paziente alla luce del qui ed ora della relazione analitica. L’aggettivo “relazionale” come termine psicoanalitico deriva dall’espressione “object relations”, usato per la prima volta, nel 1925, da M. Klein. Tuttavia, mentre “le relazioni descritte dalla Klein si trovavano tutte nella mente del bambino, ed erano primarie e perlopiù autonome rispetto all’esperienze reali con gli altri” (Mitchell, 1997) gli autori che diedero avvio al filone delle relazioni oggettuali trasferirono tali descrizioni nell’ambito delle relazioni reali con gli oggetti reali che costituivano l’ambiente concreto del bambino. Ovviamente questo ebbe delle conseguenze anche per ciò che atteneva alla natura stessa del processo psicoanalitico. Mentre la Klein aveva una concezione piuttosto tradizionale del processo (astinenza e neutralità), la trasformazione in senso “bi-personale” del concetto di identificazione proiettiva generò, ad esempio negli anni ’50, l’importante ripresa degli studi sul controtransfert. Relazione come interazione Il nostro concetto di relazione non ha a che fare solo con il significato concreto di “relazione”, ma costituisce anche l’espressione di un modo di vedere il mondo e quindi la terapia. A una visione “costruttivista”, che rimanda inevitabilmente a una costruzione mentale o intrapsichica della realtà, contrapponiamo come più adeguata una concezione “interazionista”. Il movimento della vita non è a senso unico, ma procede attraverso l’interazione. La conoscenza si fa strada attraverso l’interagire. La vita è interazione. Non solo interazione, ma anche meta-interazione. La conoscenza della conoscenza è una prerogativa dell’Io-soggetto. Purtroppo siamo abituati a etichettare come meta-interazione solo o principalmente la parola, ma il meta-interattivo va soprattutto nella direzione della presenza a se stessi. Solo quando il meta-interattivo è diventato una cosa sola con il sistema, e non solo con la parola cosciente, possiamo ritenere che il meta-interattivo è assimilato e fatto proprio. La conoscenza La conoscenza è l’aspetto epistemico che ci guida, non una conoscenza onnisciente o illuministica bensì un processo lento e graduale che rimanda alla complessità. Non è tanto il mondo a essere complesso, quanto la nostra conoscenza. Tutta la sicurezza storica fondativa dell’essere umano viene meno e impariamo a procedere nell’incertezza. Non c’è dubbio che la “realtà” esista ma, come dice Maturana (1990, p. 23), è saggio metterla “tra parentesi”. “L’oggettività tra parentesi, implica che l’esistenza sia costruita dalle distinzioni compiute dall’osservatore e ci siano tanti domini di esistenza quanti sono i tipi di distinzioni operati dall’osservatore: l’oggettività tra parentesi implica i multiuniversi, implica la nozione che l’esistenza dipenda costitutivamente dall’osservatore e che ci siano tanti domini di verità quanti sono i domini d’esistenza che questi realizza nelle proprie distinzioni”. Il cambiamento Il Soggetto “sa” che cosa gli è possibile e che cosa non gli è possibile. Pensare al cambiamento come un conformarsi o un adeguarsi ad un ideale, seppur condiviso dalla società, è generare violenza anti-etica. Il sistema ha trovato e trova nel suo ambiente dato la migliore soluzione per lui. Non ha molto senso imporgli un cambiamento. In un continuo interagire con il mondo, funzione dell’auto-regolazione, il sistema “sceglie” sempre quello che è funzionale per la sua coerenza. Solo il sistema è al corrente di come stanno le cose dentro di lui. Nessuno può arrogarsi il diritto di imporgli come “deve essere”. Certo, è pensabile che un’interazione nuova, quale può essere quella analitica, possa modificare la direzione che il soggetto ha preso. Una modifica che però non può essere che adottata e fatta propria dal soggetto. Solo il singolo Io-soggetto sa che cosa per lui è possibile e buono. Il Dizionario internazionale di Psicoterapia, Garzanti (voce curata dal Dott. Salvo Zito) definisce la Psicoanalisi relazionale nel seguente modo: "Orientamento psicoanalitico che si origina dalla confluenza di più tradizioni post-freudiane (le relazioni oggettuali, la psicoanalisi interpersonale, la psicologia del Sè) e articolato su un nuovo paradigma in grado di andare oltre la concezione "classica" fondata sul modello pulsionale. Tale sviluppo, avvenuto negli stati Uniti a partire dagli anni 80, condurrà nel 1988 all'apertura, nell'ambito del post-doctoral program dell'università di New York, di un indirizzo denominato relational track, contemporaneamente in Italia, attraverso un percorso parallelo ma indipendente, già dalla metà degli anni 70 un gruppo di psicoanalisti edotti dalla lezione di D. Rapaport e dei post-rapaportiani e animati da un approccio critico e riformista nei confronti del modello classico aveva dato origine a una propria "psicoanalisi della relazione", che nel 1985 sfocerà nella fondazione della Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione" (SIPRe).
