I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) possono essere definiti come persistenti disturbi del comportamento alimentare associati a una alterazione della percezione corporea e del controllo del proprio peso e delle forme corporee, che danneggiano la salute fisica o il funzionamento psicologico [American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Association].
Sono disturbi determinati da una pluralità di variabili, che richiedono una rete di interventi e la costruzione di percorsi di cura dedicati, in grado di fornire ai pazienti interventi precoci, multiprofessionali e complessi.
I DNA, in particolare, Anoressia e bulimia sono sindromi culture bond (legato alla cultura), diffuse in tutti i paesi industrializzati del mondo. Sono stati patologici complessi che influiscono sullo sviluppo corporeo e sulla salute fisica e psichica comportando gravi problemi medici, sia acuti sia cronici, e comportano un importante disagio psicologico ed emotivo, un’alterazione del funzionamento relazionale e sociale, interrompendo così la traiettoria di crescita e compromettendo in modo consistente la qualità della vita.
I principali quadri emersi nel DSM5 sono:
• Anoressia Nervosa. L’anoressia nervosa è una sindrome evidenziata da medici da almeno 3 secoli, seppur con nomi diversi nel tempo. Le persone che soffrono di Anoressia Nervosa limitano drasticamente l'assunzione di cibo e hanno un’intensa paura di ingrassare nonostante stiano perdendo peso e/o abbiano raggiunto un grave sottopeso. Ai comportamenti di restrizione alimentare si possono accompagnare episodi di abbuffata, vomito autoindotto, esercizio fisico eccessivo, uso improprio di farmaci lassativi e diuretici. Nelle donne il ciclo mestruale è perlopiù assente. Lo stato di salute e l’accrescimento sono gravemente compromessi.
• Bulimia Nervosa. La bulimia nervosa è un quadro clinico proposto alla comunità scientifica come diagnosi autonoma solo a partire dal 1979. Le persone con Bulimia Nervosa presentano episodi ricorrenti di abbuffata caratterizzati dal mangiare, in un periodo definito di tempo (per es. un periodo di due ore) una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili, e dalla sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (per es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o di non controllare cosa o quanto si sta mangiando). Gli episodi di abbuffata sono seguiti da ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, uso improprio di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo. Anche nella Bulimia Nervosa i livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso del corpo e lo stato di salute può essere gravemente compromesso.
• Disturbo da Binge-Eating. Le persone con Disturbo Binge-Eating, come quelle con Bulimia Nervosa, presentano episodi ricorrenti di abbuffata, ma questi non sono seguiti da condotte compensatorie. Gli episodi di abbuffata sono associati ad almeno tre delle seguenti caratteristiche: mangiare molto più rapidamente del normale; mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni; mangiare grandi quantità di cibo quando non ci si sente fisicamente affamati; mangiare da soli perché ci si sente imbarazzati dalla quantità di cibo che si sta mangiando; sentirsi disgustato di se stessi, depressi o assai in colpa dopo l’abbuffata. Inoltre è presente marcato disagio nei confronti degli episodi di abbuffata. Il disturbo si accompagna spesso a sovrappeso o a obesità e può associarsi alla sindrome metabolica.
• Disturbo Evitante/Restrittivo dell’Assunzione di Cibo (ARFID). È un Disturbo della Nutrizione e dell’Alimentazione che si manifesta attraverso la persistente incapacità di soddisfare le appropriate necessità nutrizionali con conseguente perdita di peso e alterazioni della crescita; si può realizzare un quadro medico-nutrizionale sovrapponibile a quello dell’Anoressia Nervosa. Le alterazioni del comportamento alimentare possono essere caratterizzate da mancanza d’interesse per il cibo, evitamento basato sulle caratteristiche sensoriali del cibo, preoccupazione relativa a possibili conseguenze negative del mangiare. A differenza degli altri disturbi alimentari come l’Anoressia Nervosa, non si ritrovano preoccupazioni significative sull'immagine corporea e desiderio di perdere peso. Si tratta perlopiù di un disturbo ad esordio precoce (età inferiore ai 13 anni) e che presenta una maggiore percentuale di maschi rispetto agli altri disturbi alimentari.
Fra i disturbi dell’alimentazione dell’infanzia oltre all’ARFID vengono segnalati due quadri, comunque più rari: la Pica, caratterizzata da persistente ingestione di sostanze senza contenuto alimentare, non commestibili, e il Disturbo da Ruminazione caratterizzato da ripetuto rigurgito di cibo, che può essere rimasticato, ingoiato o sputato.
L’obesità non è inclusa nel DSM5 come un disturbo mentale. L’obesità è il risultato di un introito di calorie continuato nel tempo ed eccessivo rispetto al consumo individuale. Una serie di fattori genetici, fisiologici, comportamentali e ambientali, che variano tra gli individui, contribuisce allo sviluppo dell’obesità, per questo non è considerata un disturbo mentale. Esistono tuttavia, forti associazioni tra l’obesità e un certo numero di disturbi mentali (per es. BED, disturbo depressivo e disturbo bipolare, schizofrenia).
Questi disturbi nono sono però adatti a spiegare i fenomeni in età prepuberale , che cadrebbero per lo più nella categoria dei disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specializzati. Due ricercatori inglesi, Lask e Bryant-Waugh hanno proposto un elenco specifico per soggetto con età inferiore ai 14 anni. Questi sono: Anoressia nervosa, Disturbo emotivo di rifiuto del cibo, Bulimia nervosa, Alimentazione selettiva, Disfagia funzionale e rifiuto pervasivo (Lask et. Al, 2000).
Da alcuni anni sono oggetto di attenzione crescente da parte del mondo scientifico e della comunità̀ degli operatori sanitari e sociali, in virtù̀ del progressivo abbassamento dell’età di insorgenza e della loro eziologia multifattoriale complessa, anche se ad oggi non sono comunque infrequenti casi a esordio tardivo. La prevalenza di tali disturbi risulta in aumento in tutto il mondo occidentale e tocca in particolar modo le femmine [Marie Galmiche and Pierre Déchelotte and Grégory Lambert and Marie Pierre Tavolacci - Prevalence of eating disorders over the 2000–2018 period: a systematic literature review - Am J Clin Nutr 2019;109:1402–1413], sebbene anche il numero dei maschi sia in crescita, prevalentemente in età pre-adolescenziale e adolescenziale.
Può essere difficile individuare i primi sintomi e frequentemente chi ne è affetto tende a nascondere i comportamenti della malattia. Molti di questi comportamenti, almeno in una fase iniziale, possono non evidenziarsi nello sfondo di una cultura ossessionata dalla magrezza e dalla “dieta” e può essere difficile per i genitori comprendere quando pensieri, comportamenti e scelte alimentari dei loro figli, stanno diventando pericolosi, mettendo così a rischio la salute fisica e mentale.
