[Father]
It's not time to make a change,
Just sit down, take it slowly.
You're still young, that's your fault,
There's so much you have to go through.
Find a girl, settle down,
if you want you can marry.
Look at me, I am old, but I'm happy.
[ Son]
How can I try to explain
When I do he turns away again
And it's always been the same
Same old story
From the moment I could talk
I was ordered to listen
Now there's a way and I know
That I have to go away
I know I have to go
Cat Stevens
Questo breve passo di una vecchia canzone di Cat Stevens, “Father and Son”, racchiude, secondo me, tutta la complessità dell’interazione tra genitori e figli. Complessità data dall’incontro di due mondi, a volte contrapposti, da un lato il “genitore”, più grande, con più esperienza, che si presuppone abbia già trovato la propria strada e la propria sicurezza e dall’altra il “figlio”, meno esperto ma curioso e desideroso di conoscenza, e che a differenza del genitore sente il bisogno di dover rinunciare a quanto il padre può offrire per cercare nuovi orizzonti e trovare il suo modo di essere nel mondo.
Un rapporto dunque, difficile, nella misura in cui si mettono a confronto due diversi momenti evolutivi, fatti di bisogni, passioni, difficoltà e prospettive diverse, insomma un po’ come chiedere a due persone provenienti da due diversi paesi con lingue e culture diverse di trovare un modo per stare insieme e perseguire uno stesso obiettivo.Diventare genitori implica passare dalla dimensione di coppia alla famiglia, trasformazione che oggi avviene sempre più in la con gli anni, a volte dopo aver raggiunto un’autonomia economica, o essersi realizzati professionalmente. Pertanto, se anni fa era un qualcosa di quasi “automatico”, e implicava il passaggio diretto dalla famiglia di origine alla nuova famiglia ora si assiste ad una sempre più lunga fase di transizione durante il quale i soggetti non sempre si sposano, vivono da soli, oppure convivono nel comune accordo di perseguire scopi individuali prima di stabilizzarsi e diventare famiglia. L’importanza data ai bisogni narcisistici e di autorealizzazione, le richieste di flessibilità e disponibilità al trasferimento nel mercato del lavoro hanno contribuito a rendere sempre più complessa e difficile da accogliere questa tappa evolutiva per l’individuo e la coppia.
La nascita dei figli implica un riassestamento delle dinamiche individuali e di coppia, una ridistribuzione di ruoli, funzioni ed investimenti che accolga le esigenze del nuovo sistema creatosi. Tale compito di riadattamento, se anni addietro era considerato un elemento di crescita importante (quasi necessario in alcuni luoghi), sia come individuo che come coppia, ora viene vissuto con molta difficoltà; difficoltà nel decentrarsi dai propri bisogni ed impegni, difficoltà nell’essere genitore in una società che oggi non fornisce più valori forti e strutturanti.
Oggi più che mai, ciascun genitore è chiamato ad educare i suoi figli solo a partire dalla propria insufficienza, esponendosi al rischio dell’errore e del fallimento (Recalcati, 2013).
Pertanto, oggi, il testo di Cat Stevens mi sembra ancor più attuale, il bisogno di trovare una propria posizione nel mondo è ancor di più necessario laddove mancano anche le sicurezze dei genitori.
Il venir meno della tradizione a fornire una struttura alla società fa emergere tutta la fragilità dell’uomo, fragilità che per Minolli (2015) si traduce nell’ emergere di un non-soggetto.
Ma se il venir meno della tradizione può essere la spiegazione dei fenomeni di “inconsistenza” presenti negli individui, nella società di oggi, questo non può diventare tuttavia una giustificazione. Come sostiene Minolli (2015), la delega non può mai essere una soluzione, ma solo un momento del processo del soggetto.
In questo scenario si assiste ad una sempre più frequente richiesta, da parte dei genitori, di interventi di sostegno relativi allo svolgimento della loro funzione, in particolare quando il figlio attraversa l’adolescenza. Tale richiesta è un’importante opportunità per noi clinici dell’adolescenza di entrare in un sistema complesso come la famiglia e rielaborare quella domanda al fine di trasformare quella che potrebbe essere una delega all’esperto in un processo di presa di consapevolezza, sia del figlio che dei genitori.
Per questo motivo è importante coinvolgere i genitori nel lavoro, non escludendoli, e trovando un modo per riuscire a lavorare con essi aiutandoli a recuperare la propria consistenza, almeno come genitori.
